Ecco i 5 formati di pasta più amati da Roma in giù

La pasta è, senza dubbio, tra gli alimenti più consumati in tutta Italia (se non il primo in assoluto) e che compare, sempre più spesso, anche sulle tavole di tutto il mondo. 

Nonostante il consumo di pasta accomuna tutte le regioni, ci sono differenze per quanto riguarda i formati di pasta che vanno per la maggiore nelle diverse aree d’Italia. 

paccheri

Vediamo quindi quelli che sono i 5 formati di pasta (tra i tanti) che sono più amati e consumati nelle regioni del sud d’Italia.

Solo cinque tipi di pasta, anche se il numero di formati di pasta che compaiono regolarmente sulle tavole delle regioni meridionali sono davvero numerose e ricche di tradizione. 

I 5 formati di pasta più amati da Roma in giù 

Paccheri

I paccheri di Gragnano sono un formato di pasta della tradizione culinaria napoletana che hanno la forma di maccheroni giganti.

Prendono nome da quelli che erano i ceffoni (paccheri in dialetto napoletano) che i produttori della pasta rifilavano ai ragazzotti che rubacchiavano gli avanzi di pasta lasciata ad essiccare soprattutto nella località di Gragnano. 

I paccheri, come la maggior parte della pasta originaria delle regioni meridionali, hanno origini umili dato che, vista la grandezza, ne bastavano pochi per riempire il piatto e saziare i commensali. 

Ziti

Altra pasta di origine campana, i ziti assomigliano per forma e tipo di superficie (liscia) ai bucatini, ma hanno un diametro maggiore. L’origine del nome, come nel caso dei paccheri, è altrettanto curiosa visto che deriva dall’usanza di essere preparati dalle donne non sposate (zitelle per l’appunto) nella giornata di domenica. 

La tradizione, successivamente, li vide essere preparati in occasione delle nozze che uscivano dallo status di zitelle.  

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Orecchiette

Ci spostiamo dalla Campania alla Puglia dove troviamo un’altra eccellenza della cucina italiana: le orecchiette. La loro tipica forma ricorda una piccola cupola di colore bianco dalla superficie ruvida, mentre la variante chiamata “strascinata” non presenta la caratteristica forma. 

L’abbinamento previsto dalla ricetta tradizionale è quello con le cime di rapa, ma possono essere anche consumate con il sugo di pomodoro arricchito con eventuale spezzatino di carne. 

Fregula

In questo caso ci troviamo davanti a un piatto tipico sardo che, a prima vista, ricorda molto il cous cous. La fregula ha origini antichissime, il cui nome deriva dal latino ferculum che si può tradurre con la parola briciola, mentre ci sarebbero tracce della sua esistenza già nel X secolo. 

Strozzapreti

Gli strozzapreti, grossi cannelli che possono arrivare fino ai due centimetri di lunghezza, sono diffusi in tutte le regioni del centro e del sud Italia.

Anche in questo caso ci troviamo davanti a un piatto dalle origini antiche, tanto che se ne trova traccia in numerosi manoscritti del 1524 in cui vengono chiamati come “strangulaprieviti”

L’idea che abbiamo oggi di questo formati di pasta ci farebbe pensare a un’origine povera, ma in realtà gli strozzapreti nascono come piatto per le occasioni speciali e consumato, soprattutto, tra le famiglie borghesi. Si sposano perfettamente a sughi ricchi come quelli a base di carne.

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