L’età del whisky è solo una faccia della medaglia

Tra tutte le lingue parlate nel mondo, solo una è universalmente compresa da tutti, la lingua dei numeri. Il mondo dei whisky non fa eccezione poichè indipendentemente dall’esperienza del bevitore di whisky, i numeri, ovvero l’età del distillato è ritenuta un indicatore approssimativo della sua qualità.

botti di whisky

Nella maggioranza dei casi questo è vero, spesso all’aumentare dell’età del whisky aumenta anche il suo prezzo. Nelle varie competizioni di settore, sono i whisky più vecchi a rivendicare i primi posti. Spesso, non sempre.

Man mano che nuovi insospettabili Paesi introducono sul mercato i loro whisky, le dichiarazioni di età assumono un ruolo sempre meno determinante nella valutazione della qualità.

Diversi distillatori di tutto il mondo, infatti, sostengono che non si tratta di quanto tempo il whisky invecchia a fare la differenza, ma dove questo processo avviene.

La quota dell’angelo

Prima di addentrarci nella complessità delle dichiarazioni di età, un breve sunto sulla fase di invecchiamento del whisky.

Pià tempo un whisky trascorre in botte, maggiore sarà la concentrazione di composti aromatici che assorbe dal legno con cui resta a contatto.

Di contro, man mano che il liquido assorbe questi composti aromatici, il suo volume all’interno della botte diminuisce costantemente a causa dell’evaporazione. La parte di distillato che va perso, è chiamato nel settore “Angel’s Share“, ovvero la parte dell’angelo.

Lunghissimi invecchiamenti potrebbero, inoltre, far si che i sentori apportati dal legno possano coprire i sapori impartiti dagli ingredienti base e dal processo di fermentazione, sbilanciando il profilo aromatico.

Entrambi questi fattori, spiega perchè whisky invecchiati diverse decine di anni, sono estremamente rari.

Whisky invecchiati 16 anni, vendono molto di più dello stesso whisky invecchiato per 10 anni.

bottaia

Quei sei anni in più, donano maggiore complessità al prodotto, ciò è percepito come maggiore qualità, ma poichè il volume del whisky che alla fine la distilleria può vendere, è inferiore a causa dell’Angel’s Share, deve inevitabilmente aumentarne il prezzo di vendita.

E’ un meccanismo molto semplice che inizia a complicarsi quando si esaminano le condizioni in cui i barili ed il loro contenuto, invecchia.

Età o maturità?

Nel 2010 Jim Murray, uno dei più affermati conoscitori di whisky del mondo, ha valutato un single malt indiano della distilleria Amrut come il terzo miglior whisky al mondo.

Il whisky in questione è un NAS, ovvero senza dichiarazione di età sebbene si dica in giro sia invecchiato per sei anni.

Un anno di invecchiamento in India equivale a 3-4 anni in Scozia a causa di condizioni microclimatiche molto differenti.

In India le temperature medie sono molto più alte che in Scozia ed il tasso di umidità è, al contrario, molto più basso di quella riscontrato sulle coste scozzesi.

Ciò determina una maggiore elasticità del legno che può dilatarsi e restringersi con maggiore facilità, permettendo al liquido di penetrare internamente ed estrarne le componenti aromatiche molto più facilmente in molto meno tempo di quanto avvenga in Scozia.

Non a caso anche l’Angel’s Share è molto molto differente, laddove in Scozia vi è un’evaporazione del 1-2% all’anno, in India siamo sul 10-12% all’anno.

Per questi motivo, le dichiarazione di età in un mercato globale sono un concetto ormai errato, sarebbe più corretto parlare di maturità.

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La maturità del whisky può essere raggiunta in alcuni luoghi del globo dopo 20 anni, altrove in 4 o 5 anni, motivo per cui non sono più gli anni trascorsi in botte ad avere un valore qualitativo.

Quello che diventa determinante è la tipologia di botte utilizzata, il suo livello di carbonizzazione, il liquido precedentemente invecchiato in quella botte e l’uso più o meno sapiente che ne fa il master distiller’s, al fine di ottenere whisky non omologati, con un loro carattere distintivo.

Negli ultimi anni, altre distillerie di luoghi molto lontani dalla Scozia, hanno raggiunto livelli qualitativi eccellenti, Kavalan in Taiwan, ma anche distillerie dell’Argentina o della Svezia, tutte con prodotti senza alcuna dichiarazione di età in etichetta.

Chiaramente il fattore tempo continuerà ad essere una componente determinante nella produzione del whisky, ma quando si parla di qualità, i numeri raccontano solo una faccia della medaglia.

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