Caroni

Caroni: Storia di un rum mitologico

Luca Gargano, proprietario di Velier, importante società di importazione genovese, durante un viaggio nei Caraibi nel 2004, giunto a Trinidad e Tobago per visitare l'importante distilleria di rum Caroni, si ritrova davanti ad una struttura ormai in disuso.

Nata oltre un secolo fa, negli ultimi 10 anni di vita, Caroni lavorava il 90% della canna da zucchero prodotta in Trinidad, ma improvvisamente, nel 2003 per decisione del governo, lo zuccherificio e la annessa distilleria furono chiusi.

Notando un imbottigliamento manuale in corso, chiese se fossero ancora presenti delle botti in invecchiamento, a questa richiesta, il liquidatore Rudy Moore portò Luca dinanzi ad un magazzino contenente centinaia di barili di rum Caroni di cui i più vecchi erano datati 1974.

Dopo averne accertato la qualità eccezionale, le botti furono importate in Italia e da allora sono imbottigliate pieno grado differenti annate ed invecchiamenti, solo le più giovani sono state portate ad una gradazione di 50°.

Rum da collezionare

Come spesso avviene per le opere dei grandi artisti, riconosciute come grandi opere inestimabili solo dopo la scomparsa dell'artista, anche i rum Caroni sono stati riconosciuti come tra i migliori rum mai prodotti solo dopo la chiusura della distilleria.

Oggi dopo 35 espressioni differenti e con le scorte che ormai volgono al termine, è scoppiata una vera e propria Caronimania in cui collezionisti e appassionati sono alla continua ricerca delle ultime originali bottiglie targate Caroni. Al termine delle scorte sarà probabilmente ripresa la produzione con melassa proveniente dall'estero e invecchiando il rum in Inghilterra.